copertina non disponibile
TITOLO: TWILIGHT

AUTORE: Stephenie Meyer
Recensione di: lippu
Che dire di questo libro? Dieci, quindici anni fa, avrebbe trovato la sua collocazione naturale in una collana per adolescenti con tanto di copertina rosa fucsia. E sarebbe andato benissimo; questo infatti è: un romanzetto per ragazzine, romantico, anche piacevole per come è scritto, ma niente di più. Quello che non si capisce, è per quale arcano motivo oggi lo si voglia far passare per grande letteratura o narrativa d'alto livello.
La storia, che si dipana con un ritmo un po' troppo lento, indugiando spesso su dettagli irrilevanti, in breve è questa: una ragazza, Bella, figlia di genitori separati, decide di vivere col padre, in un piovoso e grigio paesino americano, per lasciare la madre libera di vivere la propria vita. Lì si innamora di un vampiro, facente parte di una famiglia di vampiri anomali, che hanno deciso di rinunciare al sangue umano per nutrirsi solo di quello animale. Purtroppo, il giovane e aitante vampiro trova delizioso l'odore del sangue di Bella e, pur innamorato, trova difficile relazionarsi con lei.
Il grande difetto di questo libro, a mio avviso, al di là della narrazione lenta e di varie ingenuità, sta proprio nei vampiri. La famiglia dei bevitori di sangue ed i loro simili sono piatti come immagini bidimensionali: la personalità è appena accennata, abbozzata senza approfondimenti; hanno facoltà speciali (come leggere nel pensiero e prevedere il futuro, o manipolare i sentimenti) ma le perdono (o l'autrice se ne dimentica) non appena la storia lo richiede o ne trae vantaggio. Edward, il vampiro innamorato, è attratto dall'odore del sangue di lei ma chiaramente non vuole farle male: questo dovrebbe portare ad un tormento, a scene dense di suspance, invece tutto ciò che vediamo è lui che sospira dicendo: "è difficile per me".
Si capisce che vuole descrivere un vampiro si trovi a competere con anni di letteratura, ma quanta differenza con i vampiri di Ann Rice! Creature affascinanti, tormentate, inumane e umanissime, bestiali e sensibilissimi esteti; questi sono figurine che non hanno un decimo del fascino che dovrebbero avere.
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