TITOLO: TORTUGA
AUTORE: Valerio Evangelisti
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All'inizio trova difficile adattarsi alle strane e spietate regole dei corsari, ma dopo essersi ambientato diviene prezioso nostromo sia per Lorencillo che per de Grammont, col quale però entra in conflitto per il possesso di una schiava africana, di cui entrambi sono invaghiti.
Per la fanciulla, del tutto indifferente ai due, Rogerio finisce per esporsi e tradire così il segreto del suo passato, dovendo difendersi anche da un'accusa infamante: quella di essere una spia al soldo di Colbert per decretare la fine della Filibusteria.
Chi abbia dimestichezza con i romanzi di Emilio Salgari, troverà molte figure note, compreso il Cavaliere de Grammont, perennemente vestito di nero e arso dal desiderio di distruggere gli Spagnoli.
Le similitudini finiscono qui: tanto i personaggi salgariani sono romantici e cavallereschi, come imponeva lo stile del feuilleton ottocentesco, così i personaggi di Evangelisti sono rudi, sboccati e le crudeltà descritte in modo realistiche e senza alcuna remora.
Tuttavia forse sta qui il fascino di questo romanzo, che, inaspettatamente, risuscita i fasti di un'epopea di crudeltà, eliminando la patina romanticheggiante e quella picaresca, cui ci hanno abituato romanzi e cinema: i filibustieri erano guerrieri, ma con regole proprie, e la loro unica mira era il denaro, vivevano una vita breve, spinta al massimo sotto tutti gli aspetti.
Il romanzo per altro ci mostra l'epopea dei corsari non al suo apice, ma al suo tramonto: ormai Francia e Spagna non guerreggiano più, e le incursioni dei Fratelli della Costa sono diventate inutili. Eppure, per bocca di uno di più cinici e sgradevoli personaggio del romanzo, il dottor de Lussan, l'autore suggerisce che quella condotta di vita basata sulla rapina, sulla sopraffazione, sulla violenza a tutti i costi, sia alla base della nostra società, e forse per questo ne subiamo il fascino.
Emblematica è una delle scene finali del romanzo, con Rogerio e de Grammont impegnati in un duello per la bella africana: eliminati toni epici e frasi ad effetto, rimangono due mutilati isterici che si azzuffano in preda alla fregola, grotteschi e patetici, come coloro che non vogliono arrendersi alla fine di un'epoca.