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TITOLO: TUTTI I NOMI

AUTORE: Josè Saramago
Recensione di: Agrion
Questo libro molto corto ci porta in un'atmosfera surreale dove i personaggi non hanno nome e volto se non il protagonista Signor Josè. Con grande abilità Saramago descrive quest'uomo, anonimo impiegato della Conservatoria Generale (per intenderci sarebbe una specie di anagrafe), nella sua vita grigia, fatta di passiva accettazione di una burocrazia incomprensibile e ritagli di giornali attraverso i quali cataloga e conserva la vita di personaggi famosi. Il Signor Josè vive completamente isolato dalla realtà e risulta un po' oscuro se questo sia comune in quel mondo o se non sia solo il suo personale modo di percepire e vivere la realtà. Il fatto che il protagonista porti lo stesso nome dell'autore non può certo essere una coincidenza. Credo che Saramago voglia esprimere attraverso questo personaggio un suo personale disagio.
Per una serie di circostanze il nostro protagonista viene in contatto con un nome di donna a cui si lega con tutte le forze. Nel tentativo di stabilire un legame e rompere la propria totale solitudine, inizia a cercare notizie su di lei. La sua ricerca è però condotta sempre da una certa distanza, come se avesse paura di fare quell'ultimo passo e spezzare il suo isolamento o forse scoprire la realtà delle cose. Credo che sia anche la ricerca dell'identità. Il nome è in generale percepito come parte della propria identità, ma in questo racconto dai personaggi anonimi e indistinguibili, anche questo fatto viene confutato... il Capo della Conservatoria (che credo di poter interpretare come un immagine di Dio) conosce tutti i nomi e le loro combinazioni (e quindi anche i nomi futuri) e quindi neanche il nome in realtà ci appartiene.
Il libro è scritto molto bene ed è piuttosto scorrevole anche se risulta difficile immergersi in un mondo o in una personalità così surreali. Il clima di assurda burocrazia e della opprimente gerarchia è reso veramente al meglio... Pensate che per non perdersi letteralmente negli archivi dei morti gli impiegati usano il sistema del filo di Arianna! (si può forse anche leggere che per non perderci nella suggestione della morte bisogna usare la ragione delle cose pratiche). La morte, tema di sfondo a tutta la vicenda, diventa protagonista nel finale. Come una rivelazione, di un argomento che però secondo me non è stato il fulcro della storia, il Capo della Conservatoria comunica una innovativa e sofferta decisione per riordinare gli archivi. Una decisione che sembra affermare che la vita e la morte vanno insieme, chi nasce può già essere annoverato fra i morti e viceversa i morti continuano a vivere.
I temi in questi piccolo libro sono realmente tantissimi e ognuno può trovare nuove chiavi di lettura, interpretare il Capo della Conservatoria come un Dio distante, interrogarsi sul significato di quelle pareti che continuano ad essere abbattute per fare posto a nuovi archivi di morte o chiedersi perchè un pastore (e certamente un pastore non è una figura casuale in un libro di Saramago) continui a scambiare i nomi sulle lapidi del cimitero...
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