TITOLO: PAROLE COMUNI, CULTURE DIVERSE
AUTORE: Paolo E. Balboni
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Il libro vi insegna a guardare oltre alle parole, in un mondo di gesti, sottintesi, valori inespressi ma fortissimi.
Quando si impara una lingua straniera, ci vengono insegnati il lessico, la grammatica ed alcune caratteristiche culturali, pensando che questo basti ad avere una comunicazione. Eppure, a quanti, interagendo con stranieri, non è capitato di trovarsi in situazioni che hanno fatto arrabbiare, in cui le cose sono andate in modo incomprensibile, nonostante la competenza linguistica?
Quanti hanno ricevuto una reazione offesa o imbarazzata senza riuscire a capire dove avessero "sbagliato"?
Quello che pochi sanno, è che la lingua non è solo verbale, ma si poggia su valori e concetti che si respirano da quando siamo in fasce, e che si danno per scontati: la distanza, le gerarchie, il tempo. Difficili da imparare e da pensare, ma pesanti come macigni invisibili proprio perché non siamo in grado di comprendere la differenza. Un esempio? E' facile imparare che in italiano "now" si dice "ora". Una frase come "Ora sono le 10.00" non dà adito a dubbi. Ma mettiamo il caso che un collega americano vi chieda quando avete intenzione di finire una pratica mentre voi state svolgendo un altro lavoro.
Voi magari potreste rispondere "Sì, ora lo faccio". Intendete davvero subito? Immediatamente? No, perché un italiano intende "Appena ho finito ciò che sto facendo" oppure "Non appena mi libero". Ma il collega americano si sentirà preso in giro se, dopo mezz'ora, vi troverà ancora sulla vecchia pratica perché, per lui, "Sì, ora lo faccio." vuol dire: "Lo faccio immediatamente."
Forse questo vi farà comprendere l'incredibile serie di equivoci e malintesi, più o meno gravi, che possono intercorrere tra due persone che parlano in una lingua comune ma basandosi su scale di valori diversi.
Soprattutto, vi aprirà un mondo in cui vi metterete molto più spesso sotto esame (ma non vi sentirete più scatenare l'aggressività quando il lavavetri marocchino si appoggerà alla vostra macchina, perché saprete che per lui quello non è né mancanza di rispetto né tentativo di accaparrarsi una vostra proprietà: semplicemente il valore-distanza prossemica è diverso rispetto a come viene sentito in Italia).
Un libro quindi utile per chi interagisce con stranieri ma, credetemi, non solo. Una volta finito questo volume, vi chiederete se la stessa cosa non avvenga anche tra persone della stessa cultura, magari in modo diverso.
La risposta, per fortuna e purtroppo, è sì. Per fortuna perché acquisirete una nuova consapevolezza. Purtroppo perché vi renderete conto che comunicare non è una cosa semplice: il binomio messaggio inviato-messaggio ricevuto non è così immediato. La maggior parte di noi ha filtri ricettivi che non gli consentono di ascoltare davvero il messaggio che viene inviato.
Semplicemente lo trasformano, secondo la propria personalità, i propri desideri, le proprie paure. Ecco che allora un semplice "Non lo so." Può divenire un "Non te lo voglio dire.". Ecco che spesso non ci si capisce.