TITOLO: OMERO ILIADE
AUTORE: Alessandro Baricco
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Baricco raccontata in prosa tutto il poema omerico, sostituendo al narratore esterno le voci di molti narratori interni. Per esempio è Criseide che racconta la lite tra Achille e Agamennone, e la nutrice di Astianatte che racconta l'incontro sulle mura di Ettore e Andromaca. Una prospettiva che non snatura il poema originale, secondo me, ma anzi ne fa sentire tutto il patos.
Altra decisione di Baricco: eliminare tutti gli interventi divini, estranei secondo lui alla sensibilità del lettore moderno e anche di intralcio alla fluidità della narrazione. "Non le avrei tolte-dice- se fossi stato convinto che fossero necessarie. Ma per quanto sia brutto dirlo non lo sono. L'Iliade ha una forte ossatura laica cha sale in superficie appena si mettono tra parentesi gli dei. Dietro al gesto del dio il testo omerico cita sempre un gesto umano che raddoppia il gesto di dio e lo riporta per così dire in terra".
Siete d'accordo? A me rileggendolo, ha convinto.
Quello che mi ha colpito è che anche se la riscrittura non è una traduzione e anche se non ha tradotto da filologo, è comunque riuscito a rendere l'atmosfera, il pensiero ,la visione greca del mondo. Non ha per esempio tolto elenchi infiniti di nomi di morti e del tipo di morte che il destino a loro ha riservato, pagine e pagine di nomi di eroi minori che ci fanno risentire il sapore amaro e insieme esaltante che la guerra per loro (o per tutti i tempi?) doveva avere.
Aggiunge sempre Baricco:Un'ultima cosa. Quando racconto questo lavoro, spesso la gente mi chiede: perché proprio l'Iliade? Alcuni vorrebbero l'Odissea (che io non amo, tranne il finale), o magari Dante o Ariosto. Ho due risposte: la prima è che l'Iliade mi sembra una storia bellissima. La seconda è che godere del racconto di una guerra mi sembra una cura efficace per allontanare il desiderio (tragico ma legittimo) di godere facendo la guerra.