L'ultima legione
TITOLO: L'ULTIMA LEGIONE

AUTORE: Valerio Massimo Manfredi
Recensione di: Toda
Da sempre appassionato di storia Romana, ho letto questo libro recentemente.
A.D. 476. Odoacre re degli Eruli depone il giovanissimo imperatore Romolo Augustolo, ma gli risparmia la vita, relegandolo a Capri, sotto la sorveglianza del terribile Wulfila.
Tuttavia un gruppetto di romani è ben deciso a salvare la vita a Romolo e per farlo il nobile Aurelio ha già sfidato una volta Wulfila, sfregiandolo: adesso ingaggiati altri ex legionari e una fanciulla dalla mira infallibile, intendono espugnare la villa in cui il ragazzo è tenuto in ostaggio, insieme con il suo precettore, un druido celta chiamato Ambrosino.
Romolo nel frattempo esplorando la villa di Tiberio ha scoperto la spada forgiata dai Calibii, che fu di Giulio Cesare,e non appena Aurelio giunge, è pronto ad offrirgliela, sebbene essa cada presto nelle mani del nemico La nuova destinazione del gruppetto è la Britannia, dove Ambrosino è convinto li abbia destinati un'antica profezia.
Ma Wulfila si mette presto sulle loro tracce, e li segue fino in Britannia, dove Aurelio ha ricreato una legione per sconfiggere Vortigern, tiranno barbaro.
Wulfila si allea con quest'ultimo, poi dopo averlo ucciso, si scontra ancora una volta con Aurelio ma sarà Romolo a infliggergli il colpo mortale, proprio con quella spada portentosa finalmente recuperata, e che alla fine viene infissa in una roccia.
Classico romanzo di avventura, in cui il difetto maggiore è a mio avviso la mancanza di originalità, oltre allo scarso interesse nell'approfondire le psicologie dei personaggi, tutti trattati in modo piuttosto convenzionale, a partire dalla suddivisione "manichea": i barbari tutti brutti, sporchi e cattivi, i romani tutti belli, nobili e colti (le citazioni si sprecano), mentre banali sono i personaggi di contorno, come Batiato, gigante nero dal cuore d'oro e Stefano, senatore corrotto.
La trama prende presto una strada facilmente intuibile, tuttavia la lettura rimane sempre piacevole e l'autore, vero archeologo, cura molto i dettagli, che permettono al lettore di farsi un quadro molto preciso del mondo antico.
Altra considerazione: il romanzo parte da una delle teorie più recenti e interessanti che i celtisti moderni hanno proposto sulla figura storica di re Artù, soprattutto interpretando il nome Excalibur come la contrazione di EnSis CALIBURnus, ovvero forgiata dai Calibii, popolazione della Scizia, nota per l'arte metallurgica, e dunque ricollegare ad essa il parallelo mito della spada di Cesare: in questo direi sta uno dei punti a favore del romanzo.
Insomma, L'Ultima Legione è un bel romanzo d'avventura con un'ambientazione convincente, seppur poco coinvolgente dal punto di vista emotivo.
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