La leggenda di Otori
TITOLO: LA LEGGENDA DI OTORI

AUTORE: Lean Hearn
Recensione di: lippu
Questo mese vi propongo un fantasy molto particolare. Come la maggior parte dei romanzi di questo genere è ambientato in un medioevo ideale; non però, come sempre succede, quello di stampo europeo, bensì il medioevo giapponese.
Nonostante le città abbiano nomi fittizzi, chi ha un po' di dimestichezza con l'argomento riconoscerà appieno la società feudale nipponica, con le sue rigide regole sociali, i suoi ambienti fatti di verande ombreggiate, giardini zen e rituali stilizzati in attimi eterni. Tuttavia, come in ogni fantasy che si rispetti, neppure qui mancano società segrete, esseri dai poteri magici e cavalieri animati da un forte senso dell'onore (anche se in questo caso sono samurai).
Nonostante la vicenda si svolga fuori dal tempo, l'autrice gioca con la storia giapponese,probabilmente basandosi sulla persecuzione che subirono i cristiani nel tracciare la setta degli occulti, che perseguono un'ideale di non violenza (orientaleggiante, comunque, visto che, giustamente, anche gli animali sono compresi nell'amore universale).
Il libro narra la storia di Takeo, cresciuto tra gli occulti ma che si renderà presto conto di possedere doti che nulla hanno di umano. Oltre la sua avventura, è narrato anche il suo amore per Kaede, fanciulla sulla quale aleggia l'ombra di una maledizione.
Le storie dei due protagonisti, che si intrecciano ripetutamente ma che si svolgono su percorsi separati, sono narrate in modo particolare.
Infatti, Takeo racconta di se' in prima persona, ma Kaede viene raccontata in terza, dando al libro un'atmosfera assai particolare. L'unico difetto, a mio avviso, di questo tipo di narrazione, sono le spese che ne fanno alcuni personaggi che non hanno ruolo da protagonista, pur essendo di vitale importanza nella storia. Ogni avvenimento, che sia raccontato in prima o in terza persona, viene infatti narrato unicamente se visto da Takeo o da Kaede, altrimenti al lettore non è dato assistervi, e ne verrà a conoscenza solo quando uno dei due protagonisti saprà della vicenda.
Interessante, certamente, ma lascia un senso di grande insoddisfazione in molti passi del libro, che non cito per non rovinare a nessuno la sorpresa, qualora lo si volesse leggere.
Recensione di: Hadrill
Tomasu è cristiano, ma il nobile Iida del clan Tohan vuole lo stermino dei cristiani, così incendia il villaggio in cui vive il ragazzino, che però viene salvato dal nobile Shigeru Otori il quale lo adotta e gli cambia il nome in Takeo. Poco dopo però Takeo scopre che le sue vere origini sono da ricercarsi nella Tribù, una setta di micidiali assassini e spie, che vendono i loro servigi ai clan, influenzando le guerre tra clan. Shigeru rimane vittima di tali trame, Takeo giura vendetta, ma prima deve imparare tutte le arti segrete della Tribù, come quella di attraversare in silenzio il pavimento che canta nel castello di Iida. A complicare le cose, l'amore per Kaede, bella e sfortunata promessa sposa di Shigeru, e per Yuki, letale assassina dal cuore tenero. In questo romanzo non manca nessuno dei clichè che ormai sono legati, nell'immaginario occidentale, al Giappone feudale: lotte tra clan, monaci guerrieri, ninja (mai chiamati così, ma non occorre essere troppo fantasiosi), seppuku, spade, aggiungete trame amorose e un po' di colore locale, e avrete questo poderoso romanzo in trilogia, un misto tra Sasuke, Ninja Kamui e Candy Candy. Ciò nonostante la lettura è gradevole, e se pure non troppo originale, non tende nemmeno troppo al fantasy, anche se rientra nel genere perché manca un qualsiasi riferimento temporale che ci faccia capire in che periodo siamo (ci sono i Cristiani, i Ninja i Clan, tutte cose che non sono coesistite!). George Martin è altra storia, ma anche qui le trame politiche sono ben strutturate e nel complesso, pur senza gridare al capolavoro, La Leggenda di Otori è un libro che si legge.
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