TITOLO: LA LEGGENDA DI OTORI
AUTORE: Lean Hearn
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Nonostante le città abbiano nomi fittizzi, chi ha un po' di dimestichezza con l'argomento riconoscerà appieno la società feudale nipponica, con le sue rigide regole sociali, i suoi ambienti fatti di verande ombreggiate, giardini zen e rituali stilizzati in attimi eterni. Tuttavia, come in ogni fantasy che si rispetti, neppure qui mancano società segrete, esseri dai poteri magici e cavalieri animati da un forte senso dell'onore (anche se in questo caso sono samurai).
Nonostante la vicenda si svolga fuori dal tempo, l'autrice gioca con la storia giapponese,probabilmente basandosi sulla persecuzione che subirono i cristiani nel tracciare la setta degli occulti, che perseguono un'ideale di non violenza (orientaleggiante, comunque, visto che, giustamente, anche gli animali sono compresi nell'amore universale).
Il libro narra la storia di Takeo, cresciuto tra gli occulti ma che si renderà presto conto di possedere doti che nulla hanno di umano. Oltre la sua avventura, è narrato anche il suo amore per Kaede, fanciulla sulla quale aleggia l'ombra di una maledizione.
Le storie dei due protagonisti, che si intrecciano ripetutamente ma che si svolgono su percorsi separati, sono narrate in modo particolare.
Infatti, Takeo racconta di se' in prima persona, ma Kaede viene raccontata in terza, dando al libro un'atmosfera assai particolare. L'unico difetto, a mio avviso, di questo tipo di narrazione, sono le spese che ne fanno alcuni personaggi che non hanno ruolo da protagonista, pur essendo di vitale importanza nella storia. Ogni avvenimento, che sia raccontato in prima o in terza persona, viene infatti narrato unicamente se visto da Takeo o da Kaede, altrimenti al lettore non è dato assistervi, e ne verrà a conoscenza solo quando uno dei due protagonisti saprà della vicenda.
Interessante, certamente, ma lascia un senso di grande insoddisfazione in molti passi del libro, che non cito per non rovinare a nessuno la sorpresa, qualora lo si volesse leggere.