TITOLO: LA PARETE
AUTORE: M. Haushofer
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Racconta allora come ci si sente da soli: unica compagnia un cane, dei gatti, una mucca e il suo vitello. La memoria di ciò che è rimasto al di là sempre più labile. Quello che all'inizio sembra una prigionia e una condanna si rivela la salvezza. Fuori dalle convenzioni e dagli obblighi (anche il ricordo delle figlie alla fine sembra tale), la donna è costretta a reinventarsi la propria vita e ad affrontare difficoltà prima mai considerate.
La parte che concerne gli animali, la riscoperta della natura, sono belle e scritte superbamente,ma , per me che non ho (ahinoi) una viva coscienza ambientalista ne' amo così tanto il mondo animale, a dire il vero un po' noiosi.
Il finale ha un episodio di violenza, sangue incomprensione: alla fine la donna incontra un altro essere umano, di sesso maschile e sarà lui a portare scompiglio nel mondo ordinato della sua solitudine.
Lo consiglio, nonostante a tratti mi sia, appunto, annoiata, perchè offre a parer mio innumerevoli modi di lettura: c'è una vena ecologica e una femminista (la donna alla fine non ha bisogno di niente tranne se stessa, l'uomo non ne è capace).
Ma ci si possono trovare anche significati allegorici: la parete non si può intendere come un ostacolo interiore, una malattia mentale ad esempio, che ti isola dagli altri? Forse sì e il libro sembra suggerire che da questi ostacoli si può anche trovare forza, se saputi sfruttare per conoscere se stessi. Oppure, ultimo significato: visto che l'autrice è tedesca e vissuta a Berlino: al Muro (da poco caduto quando questo libro è stato scritto, si è forse sostituito nella Germania di oggi una nuova Parete, fatta di odi,incomprensioni, contrasti insormontabili, la parete dell'indifferenza l'uno all'altro (l'autrice ha scritto anche su questo tema il libro "Salam, Berlino")?