La coscienza di Zeno
TITOLO: LA COSCIENZA DI ZENO

AUTORE: Italo Svevo
Recensione di: bobbidi
Ho letto la "Coscienza di Zeno" la prima volta a 16 anni e l'ho odiata, trovandola terribilmente noiosa. Poi a 18 il mio prof di lettere mi spiegò Svevo, mi parlò della cultura di Trieste a inizio '900 e, a filosofia, studiai Freud. E forse lì ho deciso di studiare lettere.
Poi, più da grande, ho riletto tutto il libro e finalmente l'ho apprezzato per davvero. Un libro faticoso, forse, ma per me unico, imperdibile.
Mi piace l'idea che il libro sia una sorta di diario tenuto dal protagonista Zeno Cosini per farlo leggere a un dottore, il Dottor S., dal quale è in cura per risolvere non meglio specificati problemi (veri? immaginari?) psicologici (che per esempio lo rendono pieno di tic e nevrosi e dipendente dal fumo). Scrivere come tentativo di guarigione, come fonte di conoscenza.
Ma mi piace ancora di più che poi tale metodo si riveli sbagliato, la cura inutile: Zeno lascia il dottore ma il manoscritto rimane in mano a quest'ultimo, che lo pubblica, contro ogni etica professionale, per vendetta!.
Perché mi piace tutto ciò? Perché è il romanzo della non sicurezza, in cui puoi leggere tutto e il contrario di tutto. In ogni piccola frase, parola,aggettivo, c'è ambiguità. E l'espediente che ha trovato Svevo per farlo è geniale: la prefazione del dottor S. alle memorie di Zeno ci avverte che quel che leggeremo è un misto tra verità e bugie,perché il narratore mente a se stesso, il più delle volte. Così la lettura diventa un appassionante tentativo di scoprire dove al narratore dobbiamo credere e in che cosa invece si (e ci) racconta solo balle. Nodo mai del tutto sciolto, ogni episodio ha così più di una chiave di lettura.
Su niente c'è l'ultima parola, su niente un giudizio definitivo.
Zeno sa di essere malato?Lo afferma più volte ma afferma anche, al contrario di essere guarito,e di essere l'uomo più sano del mondo. Certo, non smette di fumare e ognuna è sempre inevitabilmente l'ultima sigaretta: ma questo che vuol dire? E' segno di malattia come voleva il dottore oppure no?
E poi, la malattia di Zeno, anche quando si ammette che ci sia, è davvero un male: o non, invece, un privilegio,in un mondo corrotto e ancora più malato di lui?. Chi sembra un sano, efficiente, laborioso, onesto lavoratore e presuntoso uomo di successo non è alla fine più stolto, ottuso, malato, dell'inetto che invece vede il 'non senso' di questa piccola società borghese?
Zeno ama la moglie Augusta? Sembrerebbe di no, visto che non solo la tradisce,ma che la scelta sessa di sposarla è stata un 'ripiego' dopo che le altre due sorelle, più belle, di lei hanno rifiutato precedenti proposte di matrimonio di Zeno stesso"ma poi, forse, ci viene detto, quello è il vero amore, e quella la sua 'salute'"oppure no?
Potrei citare altre mille episodi ma mi fermo qui,e come spesso faccio concludo con una citazione, il famosissimo finale apocalittico e tragi-comico del romanzo, dove dalla malattia individuale del protagonista (che sia o no risolta) si passa alla visone di un mondo che dopo la Prima Guerra Mondiale si crede guarito e sano e invece è più malato che mai!(come oggi? come sempre?)
"La vita attuale è inquinata alle radici. L'uomo s'è messo al posto degli alberi e delle bestie ed ha inquinata l'aria, ha impedito il libero spazio. Può avvenire di peggio. Il triste e attivo animale potrebbe scoprire e mettere al proprio servizio delle altre forze. V'è una minaccia di questo genere in aria. Ne seguirà una grande ricchezza... nel numero degli uomini. Ogni metro quadrato sarà occupato da un uomo. Chi ci guarirà dalla mancanza di aria e di spazio? Solamente al pensarci soffoco!
Ma non è questo, non è questo soltanto.
Qualunque sforzo di darci la salute è vano. Questa non può appartenere che alla bestia che conosce un solo progresso, quello del proprio organismo. Allorché la rondinella comprese che per essa non c'era altra possibile vita fuori dell'emigrazione, essa ingrossò il muscolo che muove le sue ali e che divenne la parte più considerevole del suo organismo. La talpa s'interrò e tutto il suo corpo si conformò al suo bisogno. Il cavallo s'ingrandì e trasformò il suo piede. Di alcuni animali non sappiamo il progresso, ma ci sarà stato e non avrà mai leso la loro salute.
Ma l'occhialuto uomo, invece, inventa gli ordigni fuori del suo corpo e se c'è stata salute e nobiltà in chi li inventò, quasi sempre manca in chi li usa. Gli ordigni si comperano, si vendono e si rubano e l'uomo diventa sempre più furbo e più debole. Anzi si capisce che la sua furbizia cresce in proporzione della sua debolezza. I primi suoi ordigni parevano prolungazioni del suo braccio e non potevano essere efficaci che per la forza dello stesso, ma, oramai, l'ordigno non ha più alcuna relazione con l'arto. Ed è l'ordigno che crea la malattia con l'abbandono della legge che fu su tutta la terra la creatrice. La legge del più forte sparì e perdemmo la selezione salutare. Altro che psico-analisi ci vorrebbe: sotto la legge del possessore del maggior numero di ordigni prospereranno malattie e ammalati.
Forse traverso una catastrofe inaudita prodotta dagli ordigni ritorneremo alla salute. Quando i gas velenosi non basteranno più, un uomo fatto come tutti gli altri, nel segreto di una stanza di questo mondo, inventerà un esplosivo incomparabile, in confronto al quale gli esplosivi attualmente esistenti saranno considerati quali innocui giocattoli. Ed un altro uomo fatto anche lui come tutti gli altri, ma degli altri un po' più ammalato, ruberà tale esplosivo e s'arrampicherà al centro della terra per porlo nel punto ove il suo effetto potrà essere il massimo. Ci sarà un'esplosione enorme che nessuno udrà e la terra ritornata alla forma di nebulosa errerà nei cieli priva di parassiti e di malattie."
Tutte le immagini, i loghi, i marchi e le informazioni contenute nel sito sono copyright degli aventi diritto.
Questo sito si propone unicamente come fonte di divulgazione.
Non è nostra intenzione contestare o appropriarci di alcuno di questi diritti.