L'incubo di Hill House
TITOLO: L'INCUBO DI HILL HOUSE

AUTORE: Shirley Jackson
Recensione di: ivor1976
Prendete una casa su una collina che ormai da 80 anni imperversa lugubre su tutto ciò che la circonda e su chi vi abita dentro, prendete un professore piuttosto dimesso e frustrato interessato a dimostrare la scientificità dei fenomeni paranormali che vi si manifestano all'interno, il quale pensa bene di andare a chiudercisi dentro insieme a 1) il giovane ereditiere della casa, un pò spaccone e piuttosto leggero (spedito direi a partecipare a questa impresa dalla zia che se lo vuole togliere dai piedi visto le sue tendenze ladresche) 2) due giovani donne, delle quali una è la viziata e superficiale, l'altra la complessata che finalmente, dopo aver accudito per anni la madre malata, può sperimentare cosa sia la libertà e decide di farlo rubando l'auto della sorella e accettando l'invito del professore, allora prendete tutto questo e avrete l'Incubo di Hill House.
Per me in realtà l'incubo è stato leggere il libro, l'ho finito solo per poterne parlare male. Devo dire che tra l'altro Shirley Jackson è considerata una delle più grandi scrittrici del genere e che è considerata una maestra anche da S. King.
Probabilmente quando il romanzo è uscito per la prima volta (nel 1959) questo libro il suo effetto l'ho ha fatto; io che vengo però dall'era post-King non ci ho trovato niente della tensione che ci si aspetta da libri come questo; i personaggi poi potevano essere approfonditi meglio (la cosa più degna di nota è il cambiamento interiore di Eleanor e il crescere della sua ossessione) e non sono neanche molto simpatici (sembrano i viziati del circolo del tennis che si ritrovano per recitare il ruolo degli idioti, salvo poi spaventarsi a morte quando la casa inizia a dare segni di vita propria....).
Addirittura da qualche parte ho letto un paragone tra l'Incubo di Hill House e Giro di vite, ora io Giro di vite l'ho letto diverso tempo fa e il ricordo è un po' sfocato però mi è rimasto impresso il clima di tensione e claustrofobia che passava direttamente dalla pagina al lettore, niente di tutto questo ho trovato invece in questo libro, perciò ci andrei piano con questi paragoni.
Ciò nonostante l'idea di fondo del libro, quella cioè che alla fine è la casa che sceglie chi deve restare a vivere dentro di se' e non può andarsene via,come fosse un grande organismo vivente, è anche una bella idea, però poteva essere, a mio avviso, svolta meglio.
Spero tuttavia che qualcuno abbia voglia di leggerlo, magari riesce a vederlo in una prospettiva che io non ho considerato. Eh sarà colpa della maledizione della Casa brrrr.
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