TITOLO: IL CACCIATORE DI AQUILONI
AUTORE: Kahled Hosseini
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Sono fratelli, ma lo ignorano: uno è figlio di un ricco pashtun, l'altro è di etnia hazara e relegato al ruolo di servo.
Tuttavia sono molto legati e trascorrono insieme il tempo giocando e cacciando aquiloni (ovvero cercando di tagliare il filo degli avversari).
Un giorno però fanno ombra al bullo del quartiere, che se la prende brutalmente con Hassam, mentre Amir non ha il coraggio di intervenire.
Il rimorso e la vergogna allontaneranno i due, che si separeranno anche perché l'invasione sovietica spingerà Amir e il padre a emigrare in America.
Passano gli anni: Amir è diventato scrittore, è sposato e vive a San Francisco, ma non ha dimenticato Hassam, e dopo aver scoperto il loro vero legame, decide di cercarlo.
Scopre che i Talebani lo hanno ucciso, e che ha lasciato un figlio, Sohrab.
Decide di partire per Kabul per trovare il bambino e portarlo via, ma scopre che il ragazzino è ostaggio dei Talebani, e il caso vuole che il pedofilo sia anche l'ex bullo che aveva violentato Hassam: Assef ha fatto carriera.
Amir lo sfida, ma rischia di rimetterci la vita, finchè Sohrab non interviene con la sua fionda accecando Assef, che li lascia andare.
Sohrab è comunque provato, e di fronte all'ipotesi di tornare in orfanotrofio cerca di uccidersi.
Amir riesce comunque a portarlo in America, ma il bambino si è ormai chiuso in un mutismo stanco.
Tuttavia forse uno spiraglio di speranza si apre nell'ultimo capitolo, quando nel cielo di San Francisco Amir fa volare un aquilone.
Romanzo di formazione che ha ottenuto un successo strepitoso, è stato acclamato col roboante aggettivo di romanzo "epico"; di recente vanno di moda queste letture di ambientazione asiatica, condite di guerre e ricordi, il romanzo di Hosseini è senza dubbio sviluppato in trama e personaggi ma è sotto sotto, un romanzo americano: il buono vince, il cattivo perde.
Il lieto fine ci sarà, è solo rimandato alle pagine che lo scrittore sceglie di non mostrarci.
Dunque i pregi di questo libro consistono nell'essere un bell'affresco dell'Afghanistan di cui io so pochissimo, e nel raccontare una bella storia familiare, in cui i personaggi hanno un certo spessore.
Il difetto più evidente è di essere prevedibilissimo nello svolgimento della trama.