TITOLO: IL SEGRETO DEL BOSCO VECCHIO
AUTORE: Dino Buzzati
Tutte le immagini, i loghi, i marchi e le informazioni contenute nel sito sono copyright degli aventi diritto.
Questo sito si propone unicamente come fonte di divulgazione.
Non è nostra intenzione contestare o appropriarci di alcuno di questi diritti.
D'altra parte si tratta di un autore che fu cronista e redattore del Corriere della Sera per molti anni, cosa che non può non aver influenzato il suo modo di raccontare, così simile al giornalismo di cronaca dei quotidiani di molti decenni fa.
Un'altro motivo per cui ho sempre amato Buzzati è che, rispetto agli autori suoi contemporanei, ha scritto di temi che difficilmente erano affrontati dagli altri scrittori del tempo, temi come il "fantastico" (un fantastico sui generis), il mistero, le inquietudini nascoste nelle pieghe del quotidiano.
In lui manca, a mio parere, il narcisismo autoreferenziale di quasi la totalità degli scrittori italiani del dopoguerra: la sua opera è apparentemente semplice, quasi banale, poiché non richiama poetiche ricercate e si limita a evocare e suggerire, o suggestionare, con pochi tratti mondi misteriosi.
Trama
La trama del "Bosco Vecchio" non è perciò particolarmente articolata: il colonnello Sebastiano Procolo ottiene in eredità una tenuta boschiva in una valle sperduta del Nord Italia da un suo lontano parente.
Il suo carattere rigido dovrà presto scontrarsi con i misteri nascosti nel Bosco Vecchio, una parte della tenuta che il precedente padrone non aveva mai voluto toccare, dove ci sono alberi vecchi di millenni e spiriti che vivono tra le fronde e difendono il bosco dalle aggressioni degli uomini.
Procolo deve inoltre fare da tutore al nipote Benvenuto cui parte dell'eredità è stata destinata: quest'ultimo è un ragazzo mite e apparentemente debole, vittima delle prepotenze dei compagni del collegio dove vive, a poca distanza dalla casa del colonnello.
Procolo inizierà un percorso che nel giro di un anno lo condurrà alla follia: cercherà diverse volte di uccidere il nipote per impossessarsi dell'intera eredità, ma gli spiriti del bosco con le loro malìe, lo costringeranno pentirsi della propria avidità, fino alla redenzione finale.
Personaggi
Il primo aspetto interessante del romanzo è l'assoluta naturalezza con cui il mondo reale si fonde con gli aspetti fantastici: i protagonisti reali interagiscono con spiriti, animali ed elementi naturali come se si trattasse di altrettante persone distinte.
Non vi è nessuna sorpresa nella narrazione, allorché il colonnello instaura un dialogo con una gazza che fa da guardiano ai confini della proprietà di Procolo, solo poche pagine dopo l'inizio del romanzo.
Ugualmente, quest'ultimo dialoga ed interagisce con un "personaggio" davvero particolare: il Vento Matteo.
Questo vento, rinomato nella valle per la sua protervia e per i danni che provoca con la sua furia, viene liberato da Procolo dalla prigione dove gli abitanti della valle lo avevano relegato, e diventa il suo servo più fedele: sarà lui infatti a cercare di uccidere diverse volte Benvenuto, per ordine del colonnello.
Uno dei personaggi più interessanti del racconto è rappresentato da Bernardi, un semplice membro della guardia forestale che si occupa della cura dei boschi della valle, che si scopre essere in realtà uno degli spiriti che abitano il Bosco Vecchio.
Egli sarà il tramite tra Procolo e i custodi degli alberi, adoperandosi per impedire che nella sua pazzia, l'uomo cerchi di violare l'antichità della foresta tagliando i secolari abeti per venderne il legname.
Tematiche
Il "Bosco Vecchio" parla dell'infanzia perduta.
Bernardi lo dirà chiaramente al piccolo Benvenuto: gli uomini una volta cresciuti, non riescono più a sentire gli spiriti del bosco e dialogare con loro.
E' per questo che Procolo, dal carattere rude e militaresco, si troverà a disagio davanti alla misteriosa vitalità della foresta, perderà il senno e lo riacquisterà solo dopo essere riuscito a ritrovare la propria fanciullezza.
In questo senso il finale del libro è chiaro: il Vento Matteo, per far piacere al proprio padrone, gli annuncia di aver sepolto Benvenuto sotto una slavina, la notte di capodanno.
Ma ormai Procolo è guarito dalla propria follia e si precipita a salvare il nipote, che in realtà sta festeggiando il nuovo anno insieme ai suoi compagni in collegio.
Il colonnello morirà sotto gli occhi degli animali e degli spiriti del bosco, venuti ad omaggiarlo.
Benvenuto invece, sarà avvertito della morte del tutore dal Vento Matteo, che lo lascerà con queste parole, prima di "morire" anche lui, poiché ha perduto la forza che aveva negli anni giovanili: "...devo andare sul serio...questa è la notte in cui tu finirai di essere bambino. Non so se te l'hanno detto. Di questa notte i più non si accorgono, non sospettano nemmeno che esista, eppure è una netta barriera che si chiude all'improvviso. Capita di solito nel sonno. Si, può darsi che sia la tua volta. Tu domani sarai molto più forte, domani comincerà per te una nuova vita, ma non capirai più molte cose: non li capirai più, gli alberi, quando parlano, né gli uccelli, né i fiumi, né i venti. Anche se io rimanessi, non potresti, di quello che dico, intendere più una parola. Udresti si la mia voce, ma ti sembrerebbe un insignificante fruscìo, rideresti, anzi, di queste cose. No, forse è meglio così,che ci separiamo al punto giusto."