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TITOLO: IL SALTO MORTALE

AUTORE: Kenzaburo Oe
Recensione di: Agrion
Questo libro, scritto dal premio nobel giapponese, racconta la storia di una setta religiosa capeggiata da due figure chiamate Maestro e Guida.
Dieci anni prima che questa storia si svolga gli stessi due personaggi sono stati a capo di una setta religiosa che invocava il pentimento di massa. Alcuni dei numerosi seguaci hanno portato avanti delle scelte autonome e radicali e progettato attacchi terroristici a centrali nucleari giapponesi allo scopo di precipitare la popolazione nel caos e farle percepire l'imminente fine del mondo, così da potersi pentire in tempo. Maestro e Guida in quella occasione, per sventare i piani del gruppo radicale, che fino a quel momento avevano in parte appoggiato, hanno fatto il cosiddetto "salto mortale" del titolo, svelando pubblicamente i piani terroristici e dichiarandosi degli impostori. In tal modo la polizia ha potuto arrestare i responsabili e la setta si è più o meno sciolta...
Il libro ripercorre più e più volte questi eventi passati e viene descritto il rinascere della setta con un nuovo nome ma propositi analoghi. Altri protagonisti sono Kizu, professore d'arte che ha vissuto molti anni negli Usa e il cui punto di vista sembra l'unico un po' meno allineato, Ikuo, giovane di cui il professore è innamorato e con cui ha una relazione omosessuale, Ballerina e Gioventù Innocente, che come si verrà a capire nel finale è il vero punto di vista di tutto il racconto. E' questo uno dei motivi secondo me più avvilenti e frustranti di tutto il romanzo. In oltre 900 pagine, mai viene espresso il benché minimo giudizio negativo su questa setta, mai traspare alcuna critica per il suo operato, neppure quando si parla dei piani terroristici. Tutto è visto come se fosse naturale, semplice, se non addirittura giusto. Questa assoluta assenza di senso critico mi ha più volte portato a chiedermi se l'incapacità o la non volontà di esprimere giudizi non siano un modo di essere tipicamente giapponese. Del resto altri aspetti rispecchiano il gusto e la mentalità tipicamente giapponesi (l'attrazione sensuale per ogni liquido biologico, il rispetto incondizionato e acritico per l'anziano, l'attrazione per una natura falsa che sembra di cartapesta, l'anomala fusione fra tradizione e tecnologia).
Maestro è visto come una specie di grasso guru compatito da tutti per le proprie sofferenze spirituali (l'"inferno" che ha dovuto vivere per aver rinnegato la setta...). Mai e poi mai viene messa in discussione la sua santità, avvallata da una grossa ferita (tipo stimmate) che sanguina sul suo fianco (pensate che poi quando il dottore gli prescrive gli antibiotici la ferita si rimargina perfettamente...). Addirittura in un punto del libro in vista del raduno della setta si è messi al corrente con la più assoluta naturalezza e en passant del fatto che sono state messe in vendita magliette raffiguranti la sacra ferita... Ho trovato tutto così assurdo e ridicolo, mi veniva una tale rabbia per questa grande farsa... E la cosa peggiore è appunto che non c'è alcuna critica ed anzi, quasi ogni personaggio esterno alla setta che viene in contatto con essa mostra egli stesso di venirne inglobato, senza la minima indipendenza di pensiero. I seguaci di Maestro lo incitano a dare una svolta attiva, a rinnegare il salto mortale e mettere in atto i piani che daranno il via al pentimento di massa... Nel grande raduno estivo Maestro si sacrificherà, trovando "finalmente" il coraggio di togliersi di mezzo per dare un nuovo impulso alla setta, che rinasce sotto il nome di Chiesa dell'uomo nuovo e sarà d'ora in poi libera di prendere le decisioni più terribili e meno compassionevoli pur di perseguire i propri scopi. Quello che probabilmente Dio per la propria compassione non vuole attuare (cioè una punizione dall'alto) la setta si prepara a scatenarlo da se'.
Il fatto che questo libro sia scritto da un premio Nobel, non deve far pensare che sia un bel libro. Per l'idea che mi sono fatta anche da esperienze precedenti, il premio Nobel viene conferito principalmente a studiosi di letteratura particolarmente abili, ma ciò non vuol dire affatto che siano in grado di scrivere un buon libro. Il salto mortale è pieno di riferimenti letterari soprattutto ad alcune parti della Bibbia (in particolare la storia di Giona), a poeti inglesi minori, alla Divina Commedia... A questo grande sfoggio di cultura non corrispondono però coerenza e incisività. Le pagine scorrono infatti molto lente, piene di ripetizioni e con ragionamenti spesso scollegati. I temi religiosi non sono mai realmente approfonditi e i personaggi stessi sono delle maschere, hanno un singolo ruolo ma nessuna profondità personale. In poche parole è un libro che, considerando anche la mole, non raccomando, anche se devo ammettere che è piuttosto diverso dal solito.
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