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TITOLO: I BUDDENBROCK

AUTORE: Thomas Mann
Recensione di: Agrion
Di Mann avevo già letto "La montagna incantata" che non mi era piaciuto fino alla fine, quando poi mi sono ricreduta un po'. Lo volevo leggere già da un po' perchè di solito mi piacciono i libri lunghi e quelli che parlano di famiglie, anche se poi vanno quasi sempre a finire male (e infatti anche qui...).
A differenza de "La montagna incantata", "I Buddenbrook" è un libro che scorre molto bene fin dalle prime pagine, presentandoci vari personaggi e caratterizzandoli quasi fino alla caricatura (mi viene in mente Dostojevski per le descrizioni fisiche). La trama ha un ritmo molto veloce, con lunghe ellissi temporali e tanti fatti, anche se poi i fatti non sono così importanti presi singolarmente. Quello che conta è che tutto converge verso la dissoluzione di questa grande famiglia, che non solo perderà il suo stato sociale ma che si estinguerà proprio del tutto.
Il romanzo è incentrato su tre personaggi: Thomas, Christian e Tony (che a dispetto del nome è una donna! E mi c'è voluto un bel po' per capirlo...) che sono fratelli e eredi di una grande famiglia borghese.
La grande borghesia della seconda metà dell'Ottocento è una guida per il popolo, appartenere a questa classe sociale è infatti considerato da Tony, che ne incarna perfettamente lo spirito, non solo un privilegio ma anche un onere. Questo tipo di borghesia aspira alla nobiltà e cerca infatti di nobilitare il proprio passato (ad esempio con il libro in cui viene tenuto l'albero genealogico e in cui vengono annotate le vicende della famiglia). E' importante che anche le altre famiglie e perfino il popolo riconoscano questo status e ciò avviene grazie a feste e cene in società e anche con la munificenza verso i poveri e soprattutto i dipendenti.
I tre fratelli hanno caratteri molto diversi fra se'. Tony è una ragazza, e poi una donna, del tutto consapevole del proprio ruolo e soprattutto perfettamente a suo agio con esso. Il suo portamento dice tutto della sua personalità. Per lei la posizione impettita e il mento leggermente premuto verso il basso sono diventati oramai atteggiamenti abituali e spontanei. Come una bambina, si dispera, prova invidia, gioisce dei successi della famiglia. Intimamente convinta della propria importanza, è per lei incredibilmente facile risollevarsi e reagire ad ogni avversità, anche quando la famiglia è ormai decaduta e perfino quando non c'è più. Il capofamiglia a cui ella guarda con assoluta devozione è Thomas. Lui è il vero erede della fabbrica, fin da bambino consapevole del proprio fardello. La responsabilità, accettata inizialmente con grande entusiasmo, con l'andare del tempo, lo logora. Progressivamente Thomas comprende di non credere realmente nel proprio ruolo, quello che la famiglia e la società gli impongono. Così, diventa in qualche modo un uomo moderno, che si interroga sulla vita e sulla morte e inizia a pensare a se stesso come individuo e non più come famiglia. La sua maschera è perfetta, ma la fatica e l'insofferenza si fanno sempre più pesanti, finché la maschera non diventa una vera ossessione. I suoi screzi col fratello Christian sembrano quasi lotte contro quella parte di se' che egli cerca di ignorare e che non vuole fare emergere. Christian è infatti il fratello scapestrato, che non accetta le responsabilità legate al nome e soffre come un uomo moderno e solo. Le sue angosce sono vaghe e senza nome e si trasformano in allucinazioni e strani dolori fisici.
Mi sembra quasi che con questi tre personaggi Mann abbia voluto riassumere passato, presente e futuro della grande borghesia tedesca di fine Ottocento. Sullo sfondo delle vicende dei Buddenbrook si vede nascere un nuovo tipo di borghesia, che non desidera essere guida o punto di riferimento, che accumula e spende soldi per se stessa e non aspira alla nobiltà nè a creare dinastie. Intorno ai tre fratelli girano molti altri personaggi, alcuni solo abbozzati, altri ben approfonditi. Per esempio il figlio di Thomas, il piccolo Hanno... beh... di lui non vi posso raccontare, sennò che gusto ci proverete a leggere questo libro? Io ve lo consiglio, è lungo, però non è per niente noioso, è scritto ovviamente molto bene e di spunti ne offre veramente tanti.
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