TITOLO: HARRY POTTER E LA PIETRA FILOSOFALE
AUTORE: Joanna K. Rowling
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Ci sono alcuni fenomeni culturali che mi lasciano indifferenti, altri che semplicemente non riesco a sopportare: tra quelli che mi lasciano indifferenti, le storie di supereroi "marvel-style", i "robottoni" dei cartoni giapponesi, le storie di fantascienza; tra quelli che provocano il mio totale rifiuto, il circo ed i maghi.
Non ho mai sopportato "abracadabra", bacchette magiche, pozioni, incantesimi e sciocchezze del genere; allo stesso modo, mi sono spesso e volentieri tenuto alla larga da certi fenomeni di massa e li ho successivamente esaminati una volta che l'ipnosi collettiva fosse scemata.
Alla fine dell'estate un amico mi passò qualche libro in formato pdf e, tra questi, tutti i volumi di Harry Potter, di cui non avevo mai letto una riga e che mi ero rifiutato anche di andare a vedere al cinema.
Visto che in quel momento, in attesa dell'uscita dell'ultimo libro, l'attenzione generale dei media al fenomeno "Potter" si era momentaneamente assopita, decisi che forse era arrivato il momento di dare un'occhiata e cercare di capire come fosse possibile che quelle che io ritenevo "fole" per bambini avessero riscosso tanto successo.
Iniziai quindi a leggere "La pietra filosofale" con poca convinzione ed un deciso scetticismo, era l'inizio di ottobre: a metà dicembre avevo finito tutti e sei i libri pubblicati fino a quel momento, ed ero in trepida attesa del capitolo finale, in uscita a gennaio.
Ricordo la prima impressione che ebbi: il libro era scritto piuttosto male, lo stile dell'esposizione era piatto, anonimo, poco originale e punteggiato da alcune pessime scelte nella costruzione dei periodi.
Non stento a credere che ci fossero stati degli editori che lo abbiano rifiutato, inizialmente.
Eppure le situazioni, i personaggi ed il mondo creato attorno a loro era di una freschezza fulminante: questa è la dimostrazione che una buona idea è una buona idea e non importa se si presenta perfetta da subito.
Conservazione e innovazione.
L'elemento che, a mio parere, garantisce il successo popolare di certe opere è la capacità di proporre una storia nuova ma che contenga aspetti in cui il pubblico possa riconoscersi agilmente.
Molte delle caratteristiche del libro della Rowling non rappresentano di per sé una novità: c'è un "supercattivo" (Voldemort), un vecchio saggio (Albus-Gandalf?), gli zii cattivi che tengono rinchiuso il protagonista, i compagni di avventura politicamente corretti (maschio e femmina) ecc.
Anche la trama è basata su una struttura che avevo già trovato in altri racconti per ragazzi letti precedentemente: tutti i particolari della storia sembrano portare inequivocabilmente ad una conclusione, che poi si rivela completamente opposta.
Curiosamente questa struttura sarà replicata costantemente nel corso dei libri successivi, diventando la colonna portante dell'intera storia di Harry Potter: il bianco diventa nero ed il nero diventa bianco.
Accanto agli elementi di riconoscibilità che aiutano il lettore a entrare più facilmente nella storia, ci sono poi quelle che io considero senza dubbio idee geniali, che poi hanno creato il vero successo del libro:la rivisitazione del mondo magico: l'idea dei "Babbani" e dei maghi come due razze umane diverse che non hanno rapporti fra loro è certamente originale; il mondo magico si intreccia nelle pieghe del mondo "babbano" risultando così intrigante l'ambientazione scolastica: quello dei college e del percorso educativo è un topos molto presente nella letteratura inglese, molto conosciuto anche da noi.
Ci sono poi piccoli aspetti veramente originali che concorrono sin dal primo libro a renderlo avvincente e divertente, eccone alcuni tra i tantissimi: l'Espresso di Hogwarts.
Le merendine con nomi strani tipo "Tuttigusti+1" o "Api Frizzole", quest'ultima è peraltro una delle parole d'ordine per accedere all'ufficio del Preside, mago potentissimo e rispettatissimo. Uno humor tutto inglese.
I quadri animati: i personaggi dei quadri si spostano da un ritratto all'altro come vivessero in una dimensione parallela!
Le foto animate: invece di rimanere immobili le figure fotografate si comportano come delle specie di ologrammi.
Una delle cose che mi ha poi particolarmente divertito è il fatto che le formule magiche siano in latino: per noi questa lingua è da sempre la lingua di un popolo piuttosto pragmatico, guerriero, poco incline a misteri esoterici, mentre nella cultura inglese esso rappresenta il fascino della magia, della superstizione e dell'arcano.
Concludendo, direi che, per quanto riguarda "la pietra filosofale", abbiamo a che fare con un libro imperfetto, certo, ma sicuramente costruito su una storia solida, curata nei particolari, originale e soprattutto convincente.
Per me che credevo ad "Harry Potter" più come ad un abile prodotto di massa, appetibile ma sostanzialmente superficiale, leggere questo libro è stata una vera rivelazione.