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TITOLO: FIRMINO

AUTORE: Sam Savage
Recensione di: lippu
Firmino è un topolino costretto a mangiare la carta dei libri per non morire di fame (è il tredicesimo figlio di una pantegana con 12 capezzoli). Da lì, il passo dal cibarsi di carta al cibarsi di storie e cultura è breve. Dal suo nascondiglio in libreria, Firmino legge e osserva, e seguire le riflessioni di Firmino è farsi trasportare in un mondo in cui la vita è solo un contenitore di esperienze altrui: una sorta di forziere in cui immagini, ricordi, riflessioni vengono riposte e custodite come rari tesori. Firmino potrebbe essere a prima vista un romanzo introspettivo, ma è esattamente il contrario: si potrebbe definire un romanzo estrospettivo; tutto è rivolto verso l'esterno, gli altri, le loro storie. Firmino si odia, odia il suo aspetto (è un viscido ratto di fogna, non certo un grazioso topolino), odia tutto se stesso, senza alcun appello, senza concedersi la minima possibilità. Nello stesso modo, riesce ad amare l'esterno, tutto: riesce a trovare la bellezza, l'innocenza, in posti impensati, dal film porno trasmesso in uno squallido cinema di periferia alla testa pelata del libraio vicino al bicchierone pieno di caffé, perché la bellezza è in tutto ciò che i suoi occhi possono guardare. E Firmino ama i libri: li ama come lettore, ma anche come un libraio o un bibliotecario, conoscendone la disposizione sugli scaffali e l'odore della carta.
Chiunque ami i libri e ha passato buona parte della sua vita pascolando tra le librerie, chiunque si è ritrovato in quella persona solitaria con il naso tuffato in mezzo alle pagine, amerà questo splendido, poetico personaggio.
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