TITOLO: FUORI DALL'OCCIDENTE
AUTORE: Alberto Asor Rosa
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L'autore sviluppa due ragionamenti in parallelo, svolti a capitoli alternati, su due diversi temi confrontati più per analogia che direttamente: un primo sull'impatto avuto sulla storia dalla guerra del golfo (quella ad opera di Bush padre, del 91 o giù di lì), il secondo sull'Apocalisse di Giovanni.
Interessanti piuttosto e anzichenò.
Dai miei ricordi erano già scivolati via molti fatti relativi a questo pezzo della storia recente, e li ho ritrovati qui dentro.
Questa guerra ha fatto 150.000 morti contro i 100.000 della seconda guerra dal 2003 ad oggi (non lo avrei mai detto). Nei nostri giornali il conflitto è stato sterilizzato da tutti i suoi aspetti truculenti ed è stato spettacolarizzato fino ad assumere l'aspetto di un videogioco (ne ricordo ancora le immagini e gli slogan che la volevano far sembrare una operazione di polizia internazionale, fatta con missili che cancellavano quartieri).
Oggi, l'immagine sbiadita dai sedimenti del tempo, affiora nella mente come il ricordo di un'operazione discutibile, una nefandezza minore, su cui non ci si sofferma che qualche istante. Ma per Asor Rosa rappresenta un momento di svolta nella storia dell'uomo.
L'URSS era crollata e gli USA erano per la prima volta arbitri unici dell'ordine mondiale. E quindi decretarono quella che, a ben vedere, sembra una punizione che sa di vendetta e di esibizione di muscoli (fa pensare all'inutile distruzione di Dresda del 45 o a Hiroshima).
A danno di soldati inermi e per lo più incolpevoli, il cui unico obiettivo era tentare di arrendersi prima possibile. Facendo un confronto tra gli eserciti e i morti (più di mille iracheni per ogni americano morto) l'evento fa pensare ad un gigante che schiaccia una mosca più che a una guerra.
Asor Rosa trova una ragione psicologica nel tentativo di cancellare la sconfitta in Vietnam vissuta da molti come una umiliazione: con una prova di forza si tenta di cancellare il ricordo di quando Davide sconfisse Golia. Ne trova anche altre se avete voglia di leggere.
Ma la sua non è una critica all'USA ma all'uomo occidentale in genere di cui l'americano è oggi il massimo rappresentante.
E' interessante come l'autore indugi sull'idea che questa guerra abbia fermato la storia, negando la possibilità di ribellarsi all'impero occidentale (tanti imperi si sono succeduti nelle diverse epoche), che sta inglobando culturalmente tutto. E come individui nel nichilismo la connotazione essenziale della nostra cultura, nichilismo che attraverso la fiducia nella scienza si è rafforzato e purificato nel tempo, fino a produrre risultati di relativismo morale riscontrabili nella nostra società (molto più che nelle altre).
Il libro è del 92 e risente dell'epoca: oggi sono più chiare le dinamiche esterne (anche culturalmente) all'occidente, che stanno flebilmente emergendo, e il vacillare del gigante americano, punta di diamante del nichilismo occidentale, e l'emergere di nuove forze(l'India, più della Cina, che contengono elementi di novità rispetto alla nostra cultura, anche se soprattutto quest'ultima nella sua crescita si sta sempre più appiattendo sul nostro modello).
Il secondo ragionamento, più esistenziale dato l'argomento, è almeno altrettanto interessante e offre diversi spunti che però i miei neuroni hanno perso per strada: qualcosa mi aveva colpito e mi aveva suggerito qualche riflessione, ma la mia memoria ha prontamente fatto piazza pulita e ora non resta quasi niente.