TITOLO: CECITA'
AUTORE: José Saramago
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Tornato a casa con l'aiuto di un caritatevole passante che poi però compensa il suo bel gesto col furto dell'automobile, l'uomo rivela tutto alla moglie e va da un oculista il quale, ovviamente, non si sa spiegare la cosa. L'oculista studia fino a notte fonda per capire il caso... ma improvvisamente rimane cieco anche lui.
E' l'inizio di una epidemia. Il governo decide di internare i ciechi in un ex manicomio passando loro cibo tre volte al giorno. Chi tenta do scappare viene ucciso all'istante. Ma troppa gente continua ad arrivare. Le condizioni dei reclusi diventano disumane. Simbolo di questa disumanità è il fatto che personaggi rimagono tutti senza nome: tutti ciechi, tutti uguali, tutti senza dignità, tutti con la stessa sofferenza, prima o dopo (anche se ai primi arrivati, quelli di cui abbiamo seguito le vicende si rimane affezionati).
Le condizioni, igieniche e psicologiche,degenerano. Il meglio e il peggio dell'uomo vine fuori in situazioni del genere. L'amore, la solidarietà, ma anche l'egoismo, la tentazione di schiacciare il più debole accanto a te, il despotismo, al violenza, la pulsione sessuale. Tutto descritto senza pietà e veli. Linguaggio forte, assenza pressoché totale di punteggiatura, quasi a significare, tra l'altro, che non importa chi è a dire o pensare qualcosa (sembra quasi un monologo interiore collettivo): ne viene fuori un libro che non puoi lasciare, angosciante e faticoso ma che va giù tutto di un fiato. Mi ha fatto pensare al "Signore delle mosche" o "1984". Da leggere, assolutamente. Un capolavoro!!!