TITOLO: CIELO CINESE
AUTORE: Pearl S. Buck
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La vicenda si apre durante uno dei quotidiani raid aerei che si accaniscono sull'ospedale, chiaro obiettivo militare dell'aviazione giapponese. Sara Durand, un medico americano ormai da due anni in Cina, con l'aiuto della bellissima Siu Mei, trasporta i bambini e le donne nel ricovero al riparo dalle bombe, mentre il dottor Chung, medico cinese che aveva condotto gli studi in medicina in America, si occupa dell'evacuazione del reparto maschile. Sara, per quanto nutra un profondo amore ed una sincera ammirazione per la capacità di sopportazione del popolo cinese, è stanca e spossata perché da cinque mesi si trova da sola a capo dell'ospedale in quanto l'altro medico americano, Gray Thomison, di cui è segretamente innamorata, si trova negli Stati Uniti, impegnato nella raccolta di fondi per l'ospedale di Chen Li. Quando finalmente Gray torna in Cina è sposato con la bella, ma egoista Luise, che non riesce a comprendere e a condividere con il marito l'amore per il popolo cinese e che, anzi, a causa della propria superficialità metterà in pericolo l'ospedale e tutta la città di Chen Li.
E' il primo libro che ho letto di questa scrittrice, vincitrice del Premio Nobel nel 1938. Secondo me nel romanzo c'è una divisione troppo netta tra i "buoni" ed i "cattivi", nel senso che i primi fanno tutto bene, sono benvoluti ed amati da tutti ed alla fine saranno in un certo senso premiati per il loro comportamento, mentre i secondi agiscono solo in funzione di se stessi, sono malvagi ed alla fine verranno puniti. Anche il finale del libro è melodrammatico e buonista, tuttavia il romanzo riesce a trasmettere l'amore e l'ammirazione che la scrittrice nutriva per la Cina, Paese in cui era cresciuta (i genitori erano missionari) e di cui aveva subito un profondo influsso "...Ululava ora il secondo segnale d'allarme. Ella sbirciò fuori dalla finestra. Sulle alture nere e rocciose si moveva una lunga, sottile processione di luci baluginanti, puntini luminosi minuscoli come lucciole. Erano lampadine tascabili nelle mani di migliaia di persone che si allontanavano dalla città, dirette verso le caverne, tra le rupi. Sara aveva veduto centinaia di volte quella gente alla luce del giorno, madri con i figlioletti in spalla, con cestini di provviste e piccoli sgabelli a tre gambe in mano [...] Era finita, una volta di più, per quella notte...per poche ore...forse anche per un giorno, fino alla notte successiva. Sbirciò dalla finestra, guardando le alture. Le luci minuscole come lucciole cominciavano ad uscire dalle caverne, a zigzagare giù per i pendii. La gente se ne tornava a letto. Di colpo, lacrime le diedero un senso di bruciore alle palpebre. Erano così coraggiosi, i cinesi, così rassegnati e incrollabili. Giorno per giorno, una notte dopo l'altra, sopportavano quell'orribile vita, spostando con pazienza gli orari lavorativi per adattarsi alle circostanze, senza mai borbottare, senza mai parlare di resa al nemico..."