TITOLO: CITY
AUTORE: Alessandro Baricco
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Lo stile di scrittura di City è essenzialmente quello teatrale in cui i personaggi dialogano tra loro in coppia e in gruppo. In City però, quasi mai ha senso ciò che viene detto e chi lo dice difatti Baricco raramente indica chi dice che. Al contrario Baricco inserisce alcune lunghe dissertazioni sugli argomenti più disparati, sulle quali il lettore farà forse meglio a concentrarsi (se proprio vuole sforzarsi di apprezzare questo libro). Ricordo di aver letto una lunga discussione sul Western e sul mondo del pugilato negli anni 50-60 ma in entrambi i casi purtroppo ho finito col saltare le pagine a piè pari facendo ricorso ai diritti del lettore a non infliggersi ulteriore pena se quel che legge non gli piace. Al contrario vi raccomando la disquisizione sull'implicazioni socio-filosofiche del porch americano (ovvero di quel portico in legno con il classico dondolo che sta al di fuori di molte case americane subito adiacente alla porta d'ingresso). Memorabile anche la lezione sul quadro delle Nymphéas di Monet, e il Saggio sull'onestà intellettuale del Prof. Kilory, ovvero come l'uomo esprime idee che poi non sono più loro.
Il libro in definitiva non mi è piaciuto affatto. Non ve lo consiglio e se avete altro da leggere fatelo senza indugiare. Ho trovato il libro pesante, (volutamente) insulso nei dialoghi e veramente insostenibile per la totale assenza di una storia. So che è fatto così per espressa volontà dell'autore ma a me, lettore mediocre, questo non va giù. Se ci si aggiunge che a me del pugilato, del calcio e dei western non me ne può fregare di meno, allora non vedo come possa spezzare una lancia in favore suo. Un'altra recensione ne parlerà sicuramente meglio. Forse a chi piacciono i libri con "flusso di coscienza" come quelli di Proust o di Virginia Woolf allora interesserà sapere che anche in City c'è qualcosa di simile con la differenza che se il flusso di coscienza va a ruota libera, la dissertazione di City sull'argomento scelto segue un filo logico molto chiaro per arrivare a una conclusione ben definita. In pratica si segue molto meglio la dissertazione di City che non l'elucubrazione della Woolf perchè in City è come se fosse un professore universitario a parlarti, e quindi a guidarti lungo il discorso, mentre nelle pagine della Woolf se non entri nei binari mentali dell'autrice non c'è proprio verso di seguirla.