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TITOLO: CAOS CALMO

AUTORE: Sandro Veronesi
Recensione di: bobbidi
Non conoscevo l'autore, non sapevo che era fiorentino. Ha scritto altri racconti, e un reportage sulla pena di morte.
Premio Strega l'anno scorso. L'ho trovato sullo scaffale in casa di un'amica. Titolo bellissimo, ossimoro ed allitterazione insieme, musicalissimo: mi ha attratto.
L'ho iniziato e l'ho finito di un colpo, anche se non è brevissimo.
Che dire? Scritto bene, forse un po' 'furbetto', che tocca mille tasti in cui tutti un po' dobbiamo riconoscerci, perchè parlano della vita quotidiana in questa società senza riposo. Fa pensare, a molte cose, a noi stessi, ma senza essere troppo pesante.
Il libro parla della riscoperta di se stesso, progressiva, non decisa a tavolino, lenta, di un uomo di successo, Pietro Paladini che un giorno (tra l'altro mentre salva la vita a una sconosciuta) perde la compagna, Lara che stava per sposare.
Pietro ha una figlia e senza neanche sapere perchè comincia a passare le sue giornate seduto nel parco davanti alla sua scuola. In attesa di stare male. E male non sta.
Osserva il mondo,i capi, i colleghi, i parenti che lo vengono a trovare preoccupati, gli sconosciuti. Il lavoro, la carriere la fretta svaniscono in un caos calmo, che inquieta gli altri ma poi li contagia, o almeno suscita invidia.
Il mio ragazzo (lo ha letto subito dopo di me) ci ha visto l'impronta di Stephen King: le parti lente di King, non quelle horror, quelle in cui un marito perde una moglie e scopre se stesso. Per esempio Mucchio d'ossa, o la metà oscura. Un po' di suggestione forse c'è. Per esempio quando il protagonista crede di sentire messaggi della moglie morta nelle canzoni, a lui prima sconosciute, dei Radiohead!
Io ci ho visto però anche tanto Ian Mc Ewan. Il rapporto padre-figlia per esempio, tema caro a Mc Ewan: Claudia, come il padre non viene presa da un dolore devastante alla morte della madre, e stupisce tutti. E' imprevedibile, e anche lei dà e riceve quella divina quiete della tranquillità.
Viene voglia di cambiare, di dire basta alla società che non ha mai tempo; viene voglia di dire che se lo fa lui possiamo farlo anche noi: magari sì a lavoro ci dobbiamo andare, ma basta cambiare strada ogni tanto, fermarsi a paralare con un vecchietto o solo fermarsi ogni tanto a pensare. Io da quando l'ho letto non ho più acceso la TV.
Forse tutto diventa più semplice se i bisogni si riducono; forse si può addirittura giungere a trovare delle verità.
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